Cibo per petrolio? ma siete matti! No al Centro Oli ENI di Ortona

Crocevia e il  Coordinamento per la tutela della costa teatina insieme agli agricoltori e alle associazioni di cittadini che si oppongono alla costruzione del Centro Oli ENI di Ortona (CH)


Ortona,  provincia di Chieti, regione Abruzzo - la regione più verde d'Europa

Una volta era chiamata la terra d'oro, per la ricchezza dei suoli in campo agricolo grazie alla vicinanza al mare e alla presenza di fiumi e torrenti copiosi.
La gestione schizofrenica del territorio - frutto di una politica grossolana, ignorante, spesso corrotta- negli ultimi 60 anni  ha impoverito questa terra straordinaria, che vede oggi con l'arrivo di un Centro Oli (impianto di primo trattamento prodotti petroliferi) probabilmente l'atto finale di una follia perpetrata nel nome di uno sviluppo che è l'antitesi dello stesso.

Nonostante l'accanito impegno distruttivo, il comparto agricolo è attualmente uno dei pilastri di questa cittadina costiera e non solo, poiché tutto intorno ci sono territori che producono con successo del vino e dell'olio di qualità pregiati: Tollo, Miglianico, Orsogna, Crecchio ecc..la zona è nota come “colline del Montepulciano” paragonabile alle colline toscane del Chianti - dove si produce il 70% della produzione viti-vinicola dell’Abruzzo e che da lavoro e ragioni di vita ad oltre cinquemila aziende per lo più a conduzione famigliare, il cui paesaggio e panorama collinare-marino è di assoluta bellezza.

Purtroppo questa realtà importante economicamente, che sostenta migliaia di famiglie tra agricoltori e indotto non è servita a fermare un atto suicida, qual'è l'insediamento di un desulfurizzatore in mezzo a tali ricchezze produttive.

Non sono servite 4000 firme di cittadini ortonesi, l'adesione di  Coldiretti, Confagricoltura, Lega Confcooperative, C.I.A., Confagricoltura, Confcooperative, svariate cantine tra le più importanti della zona, i comuni del circondario - tranne quello di Ortona -, le più importanti associazioni ambientaliste ecc.., a fermare l'iter per l'insediamento della Centrale di trattamento idrocarburi liquidi e gassosi prevista dall’Eni ad Ortona, un impianto classificato insalubre di prima classe (ASL CH).

Ci colpisce inoltre profondamente, il fatto che la stessa azienda nella relazione rilasciata al VIA (Valutazione Impatto Ambientale) a pag.16 dica chiaramente che:
“il costo economico ed ambientale, benché quantitativamente limitato e reversibile, sarà dunque pagato integralmente dall'economia agricola locale..”
Come dire : per i prossimi 15 anni circa di attività previsti del suddetto impianto, più quelli di bonifica (?) il comparto agricolo potrà andare a caccia di farfalle. Spariranno  le finalità di tutela ambientale anche agli effetti urbanistici del Titolo VII della Legge regionale 18/1983 art. 68  che conferisce espressamente in capo alla Regione in termini di “obiettivi prioritari la valorizzazione ed il recupero del patrimonio agricolo” e che impone erga omnes il “…divieto di destinare ad uso diverso da quello agricolo terreni sui quali siano in atto produzioni ad alta intensità..” immediatamente riscontrabili - come nel caso dei vigneti investiti dall’Eni.

Chiediamo ai partecipanti alla riunione dello International Planning Committee for Food Sovereignty, di sottoscrivere questo documento, poiché siamo idealmente uniti dalle nostre resistenze a tutto ciò che è sopraffazione  e diniego delle diversità, idealmente uniti contro un modello di sviluppo che ci chiede di essere da una parte una massa indistinta, e dall'altra  individui singoli e divisi a combatterci per un tozzo di pane.

Chiediamo a voi, a noi carissimi, di sottoscrivere questo documento, affinché  possiamo sentire il vostro cuore che batte, e fermarci in un attimo senza tempo, per respirare con il mondo.