Agricoltura familiare e sostenibilità, per un nuovo modello di governance
di Antonio Onorati – crocevia
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L’insicurezza alimentare e strettamente collegata alla poverta, in particolare alla poverta rurale e a quella dei produttori di cibo affamati dal modello agricolo attualmente dominante. Il problema della fame nel mondo pero, non dipende dal fatto che non si produca abbastanza cibo. In realta, negli ultimi 25 anni l’agricoltura e stata spinta a produrre pochi prodotti in grandi quantita, da esportare in mercati lontani dove essenzialmente venivano utilizzati come materia prima da trasformare nell’industria alimentare o per nutrire il bestiame: solo il 50% del grano prodotto nel pianeta e usato per il consumo umano. La prima conseguenza evidente e stata che il prezzo pagato ai produttori e sceso vertiginosamente. Questo modello inoltre, di fronte alle richieste di un mercato composto essenzialmente da trasformatori e grandi distributori, non ha generato abbastanza reddito da permettere ai produttori di comprare gli alimenti che loro non coltivavano piu perché non richiesti dalla produzione industriale.
La fine delle politiche pubbliche agricole come quelle di sostegno e di regolazione dei mercati, hanno poi portato a una liberalizzazione sfrenata che ha messo in competizione agricolture e mercati basati su modelli non confrontabili. Il colpo mortale a tale sistema e arrivato a causa della crisi economica e della speculazione finanziaria. Per la prima volta il prezzo globale delle derrate alimentari non ha avuto piu nessun rapporto con il sistema di produzione agricolo e con l’andamento delle annate e dei raccolti, rimanendo in balia della speculazione finanziaria pura. Questa dinamica ha avuto conseguenze devastanti sui consumatori finali che hanno dovuto pagare il prezzo della speculazione, prezzo che non ha alcun legame con i costi di produzione e con le leggi della domanda e dell’offerta. Siamo arrivati all’assurdo che il primo atto di una nuova politica agricola dovrebbe essere in verita un intervento sul sistema finanziario: vietare che i contratti a termine per i prodotti agricoli entrino nel vortice dei derivati dei futures
Ci sono volute le rivolte spontanee di migliaia di persone affamate dalla crescita dei prezzi per far comprendere ai governi che la situazione era ormai insostenibile. Il pericolo e che se non si interverra con decisione, in futuro le rivolte si ripeteranno. Per ora solo pochi paesi come India, Cina, Bolivia e Argentina hanno adottato misure strutturali. L’India, per esempio, ha vietato i futures e i contratti non regolamentati sulle commodities, contratti che in Europa sono stati vietati fino al 2004, prima che arrivassero le novita dovute alla deregulation sfrenata. Comunque non si sta prendendo nessun provvedimento a livello globale, al contrario nella bozza del documento finale del Summit FAO si vogliono vietare tutti gli interventi che frenino le esportazioni e che tentino di governare l’offerta, riproponendo esattamente le stesse ricette del passato, basate sulla deregulation. Sembra che la lezione non sia servita e la fede nel potere del mercato di autoregolarsi non e stata in alcun modo scalfita neanche dalal durissima crisi che stiamo attraversando.
Sono proprio le politiche pubbliche che regolano il mercato la strada da intraprendere. L’immobilismo dei governi sta avendo delle conseguenze drammatiche sui sistemi agrari sia nel Nord che nel Sud del mondo. L’effetto piu visibile e la costante diminuzione del numero totale delle aziende agricole e degli addetti oltre che delle attivita economiche legate alla produzione agricola. Lo spazio rurale si sta desertificando in termini economici, sociali e ambientali. L’agricoltura e infatti l’elemento che maggiormente incide sugli ecosistemi naturali, a volte con effetti nefasti e difficili da gestire. Quando si ritira, di norma resta il deserto.
Il modello dominante attuale e un’agricoltura ‘mineraria’, nel senso che funziona come una miniera. E’ un’agricoltura che toglie alla natura e alle societa rurali piu di quanto dia loro. Al termine del processo produttivo rimane solo il ‘buco’, come succede nelle miniere. La differenza e che nel caso delle miniere il buco e solitamente limitato all’attivita produttiva mentre nel caso dell’agricoltura il problema coinvolge aspetti sociali oltre che economici. Non parliamo solo di un problema ambientale, parliamo di un’erosione sociale, di una rottura dei sistemi rurali che lascia una voragine.
Milioni di persone scappano verso le societa piu ricche o verso le citta, ingrossando le fila degli affamati urbani che ad oggi sono piu di 200.000.000 nel mondo. Il modello di agricoltura mineraria tende alla concentrazione ed alla specializzazione, quindi e estremamente dipendente da fattori esterni ed impatta in maniera drammatica sull’effetto serra. Piu del 20% della CO2 emessa e prodotta dall’agricoltura industriale. Molti governi dei paesi in via di sviluppo ed emergenti hanno compreso i pericoli che si nascondono dietro questo modello agricolo e stanno adottando delle politiche nuove, muovendosi su un doppio binario: uno a sostegno dell’agricoltura da esportazione e un’altro a sostegno dell’agricoltura familiare. Una contraddizione ma anche una dialettica utile nel medio periodo. In questo senso si sono mossi Brasile, Argentina, Senegal, Mali, Zimbabwe, Mozambico e Cina.
Il prossimo Summit della FAO tendera purtroppo a riproporre le vecchie ricette, condizionato – oltre che dai alcuni Governi del G8 e dalle istituzioni finanziarie internazionali - dall’influenza delle multinazionali agro-alimentari e da una parte del mondo accademico e della ricerca. Alla richiesta di politiche pubbliche i governi stanno rispondendo con politiche statali di privatizzazione. Usa, Europa e Giappone continuano ad avere un’idea falsata della propria agricoltura, sostenendo elementi mitologici. Il primo mito e che il libero mercato risolva ogni problema, il secondo e che il settore privato delle grandi multinazionali sia il motore dell’agricoltura mondiale. La realta e completamente diversa: in termini di capacita produttiva, l’agricoltura familiare produce circa l’80% del cibo consumato nel mondo. Non si risolvera il problema della fame continuando ad aumentare la produzione dei 4 o 5 prodotti utili solo alle multinazionali alimentari. Questo modello non funziona, sia per ragioni economiche che di eco-sostenibilita. L’uso sfrenato varieta estremamente performanti, prodotti chimici, energia ed acqua sta portando ad un calo delle rese per ettaro, oltre che all’esaurimento delle risorse naturali.
La risposta sta nell’adozione di strumenti di governance nuovi e appropriati che creino un contatto permanente con i piccoli produttori e le loro organizzazioni di rappresentanza. Sono loro che subiscono le conseguenze di questo sistema e il dialogo e alla base di ogni possibile soluzione. E’ necessario aumentare l’accesso alla terra attraverso la riforma agraria e implementando lo sviluppo rurale. Bisogna rinunciare all’idea che il mercato si regoli autonomamente e restituire centralita al mercato interno e locale, creando le infrastrutture che permettano di accorciare la filiera.