Dal 7 all’11 settembre, la sede centrale della FAO, a Roma, ha ospitato la 37° sessione del Committee on Fisheries (COFI), il principale organo intergovernativo che si occupa di pesca e acquacoltura a livello globale. Alla riunione hanno partecipato i 107 Paesi membri del Comitato (Membri), affiancati da numerosi osservatori, tra cui una delegazione dell’International Planning Committee for Food Sovereignty (IPC). Sono stati giorni intensi, con sessioni negoziali tirate anche fino alle 23.00, e non senza attriti: solo grazie all’ineccepibile moderazione del Chair, Adam Berry, i Membri sono riusciti a trovare un consenso su un’agenda tanto ampia, che spaziava dal report SOFIA al cambiamento climatico, dalla pesca su piccola scala (SSF) alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU).
Un linguaggio diplomatico, ma non neutro
Seguendo la scala che va dal semplice ‘noted’ al più impegnativo ‘encouraged’, i Membri hanno riconfermato e ridefinito le priorità della politica globale sui temi della pesca e dell’acquacoltura. Hanno iniziato sottolineando (‘underscored’) la necessità di rafforzare l’effettiva gestione della pesca, espresso preoccupazione per il continuo declino degli stock ittici e preso atto (‘noted’) che la produzione di animali acquatici da acquacoltura ha superato, per la prima volta, i 100 milioni di tonnellate.
Diversi passaggi del report finale hanno menzionato, in modo incoraggiante, la pesca su piccola scala. Al paragrafo 8 i), per esempio, il COFI ha “riconosciuto e sottolineato il contributo fondamentale della pesca su piccola scala alla sicurezza alimentare e nutrizionale, ai mezzi di sussistenza e al benessere socioeconomico delle comunità costiere”, sottolineando l’importanza di un maggiore riconoscimento di questa attività, di una partecipazione significativa e dell’accesso alle risorse ittiche, e incoraggiando la FAO a fornire sostegno tecnico e assistenza allo sviluppo delle capacità agli Stati membri, in particolare ai Paesi in via di sviluppo.
Sulla stessa linea si sono mossi molti degli statement dei Membri. Lo statement introduttivo del Gruppo dei 77 e Cina è stato degno di nota, poiché ha ribadito la particolare importanza della pesca su piccola scala: pescatori e lavoratori del settore continuano infatti a offrire un contributo indispensabile alla sicurezza alimentare, alla nutrizione, all’occupazione e alle economie locali, e sostenerli significa investire in comunità resilienti, dare potere a donne e giovani, rafforzare le filiere e garantire che i benefici della pesca raggiungano chi più ne dipende.
Il COFI ha inoltre riconosciuto, a più riprese, il ruolo centrale della FAO, sia sul piano dell’assistenza tecnica per l’implementazione dei quadri normativi globali e del capacity-building, sia nella sua capacità unica di raccogliere, gestire, analizzare e armonizzare dati a livello globale, in particolare attraverso il report SOFIA.
Il veto americano e la retorica della sovranità nazionale
Tra i momenti più controversi del COFI37 ci sono senza dubbio i continui veti degli Stati Uniti a qualsiasi menzione di ‘climate change’, ‘women’, ‘inclusive’ e ‘fair and equitable’ nel testo del report, una linea che ha raccolto l’opposizione pressoché unanime degli altri Membri. Il caso ha mostrato al tempo stesso il peso che gli Stati Uniti continuano a esercitare nell’imporre la propria agenda nello spazio negoziale globale, e la crescente insofferenza degli altri Paesi, inclusi alleati storici come l’Unione Europea e il Regno Unito, di fronte a questo tipo di pressione. Nonostante l’opposizione pressoché unanime, gli Stati Uniti sono comunque riusciti a diluire il report finale, introducendo formule come ‘as appropriate’, ‘including, but not limited to’ o ‘in accordance with national laws and priorities’, espressioni che, di fatto, ridimensionano il peso della governance globale a vantaggio delle priorità nazionali.
Pesca su piccola scala e acquacoltura: una coesistenza difficile
Dal dibattito è emerso con chiarezza che la maggioranza dei Membri adotta una posizione duplice rispetto al futuro della pesca e dell’acquacoltura: da un lato riconoscono l’importanza di salvaguardare la pesca su piccola scala, dall’altro intendono farlo senza rinunciare allo sviluppo dell’acquacoltura, chiedendo a più riprese alla FAO di indicare come far coesistere le due industrie.
La tendenza a trattare pesca e acquacoltura come attività quasi intercambiabili, e dunque potenzialmente capaci di coesistere, è emersa con forza durante l’intero COFI37, proseguendo un’operazione di accostamento linguistico già avviata da anni attraverso categorie generiche come ‘aquatic foods’ o ‘blue foods’. Difatti, nella narrativa ormai dominante, riflessa anche nel report del COFI37, le due attività vengono lodate indistintamente per il loro contributo alla sicurezza alimentare e nutrizionale, oltre che per il loro ruolo come soluzioni climatiche. Questo accostamento acritico, già al centro della Blue Transformation Roadmap della FAO, si sta progressivamente normalizzando: il report del COFI37 arriva persino ad accostare, mettendole sullo stesso piano, nello stesso paragrafo (15.b), le SSF Guidelines e le Guidelines for Sustainable Aquaculture.
I movimenti sociali del World Forum of Fisher People, del World Forum of Fish Harvester and Fish Workers, dell’International Indian Treaty Council e de La Via Campesina– riuniti nell’International Planning Committee for Food Sovereignty (IPC) – la vedono diversamente. Per loro, la coesistenza tra pesca su piccola scala e acquacoltura non è, nei fatti, percorribile.
Il termine “sostenibile” a cui fanno riferimento i Membri e che, di riflesso, è centrale nel lavoro tecnico della FAO, genera confusione; tant’è che, come raccontano i nostri movimenti sulla base delle loro esperienze vissute, questa sostenibilità, i cui termini non sono chiari, finisce per coincidere con l’acquacoltura “industriale”. Quest’ultimo termine non compare mai né nel COFI37, né nelle Linee Guida per l’Acquacoltura Sostenibile (GSA), né nella Blue Transformation Roadmap della FAO, ma è proprio quello usato dai movimenti dell’IPC per definire un’acquacoltura orientata alle esportazioni e al profitto, giudicata insostenibile e una minaccia diretta per la sicurezza alimentare e la Sovranità Alimentare delle comunità di pesca su piccola scala ed i Popoli Indigeni.
Come hanno dichiarato in uno dei loro statement: “Le comunità di pescatori e le Popolazioni Indigene sanno per esperienza diretta che il semplice fatto di aggiungere il termine “sostenibile” a un’industria orientata all’esportazione, guidata dal profitto e distruttiva dal punto di vista ambientale e sociale, non basta a renderla effettivamente sostenibile”. Per questo, l’IPC ha chiesto al COFI di distinguere esplicitamente tra acquacoltura industriale e forme tradizionali, artigianali, Indigene e di sussistenza dell’acquacoltura.
La partita nei prossimi anni, dunque, si giocherà sulla futura forma che questo rapporto (disfunzionale) tra pesca e acquacoltura assumerà nei prossimi anni. Un rapporto simbolico tra un modello capitalistico, orientato alla mono-produzione e predatore di risorse, e un modello legato ai territori, alle comunità e alle loro relazioni generazionali con il mare e la terra. La narrativa secondo cui le due possono coesistere ed essere accostate acriticamente, sia nei territori che nel linguaggio, perdurerà? Oppure i movimenti e la società civile riusciranno a resistere a questa tendenza e far emergere le contraddizioni dei due modelli?
La vittoria dei movimenti: le SSF Guidelines tornano al centro
Dopo la campagna che ha spinto per far rientrare la pesca su piccola scala nell’agenda del COFI, quest’anno i movimenti hanno potuto finalmente tornare a discuterne all’interno dello spazio. Dunque, arrivati al punto dell’agenda dedicato specificamente alla pesca su piccola scala e (ahimé) all’acquacoltura, una delle vittorie più significative è stata l’inclusione, nel report del COFI37, dei risultati dell’SSF Summit e dei numerosi statement dei Membri a sostegno dell’SSF-GSF – il meccanismo strategico globale che sostiene l’implementazione delle SSF Guidelines. Membri come il Brasile, Ghana, Tanzania, Sudafrica e Venezuela hanno chiesto con forza la riattivazione del Gruppo di Amici delle SSF Guidelines, la componente governativa dell’SSF-GSF. Questo risultato è stato raggiunto grazie al lavoro dei movimenti dell’IPC e al supporto di Crocevia, che durante il COFI ha organizzato e facilitato numerosi incontri con governi. Ora starà ai movimenti e alla FAO, insieme, nello spirito delle SSF Guidelines, approfittare del momento e avanzare l’implementazione delle SSF Guidelines.
La voce critica dei movimenti
Crocevia sostiene da anni il gruppo di lavoro sulla pesca dell’IPC, contribuendo a portare la voce dei movimenti globali della pesca all’interno del COFI. Grazie all’IPC, i movimenti globali rappresentano una delle poche voci realmente critiche in questo spazio negoziale. Sono stati proprio i movimenti a denunciare come la “blue agenda” sia satura di false soluzioni climatiche, tra cui la privatizzazione delle coste e delle acque interne e l’espansione dell’acquacoltura industriale. Si sono opposti alla mercificazione delle loro fonti di sostentamento e all’espansione capitalistica, così come alle misure di “sviluppo” che minacciano la loro sopravvivenza e producono ‘land grabbing’ ed espropriazione dei territori ancestrali (vedi anche il policy brief dell’IPC). Inoltre, hanno chiesto che l’approccio al cambiamento climatico sia fondato sulla giustizia climatica, garantendo ai ‘right-holders’ – gli aventi diritto – un posto in prima fila nelle decisioni che li riguardano, sulla base del principio della Sovranità Alimentare. Il bersaglio delle loro critiche resta netto: “la pesca industriale e l’acquacoltura industriale, lo sviluppo estrattivo e la conservazione top-down “. Ora si tratta di trasformare queste denunce in raccomandazioni politiche e richieste concrete, sperando che i tanti Stati che al COFI37 si sono espressi in favore della pesca su piccola scala possano accogliere e integrare nelle loro politiche nazionali. Noi di Crocevia assisteremo i movimenti in questa formulazione politica e nel continuo dialogo con la FAO e, presto, con i governi che faranno parte del Gruppo di Amici delle SSF Guidelines.



