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L’industria sementiera e le multinazionali sono pronte a dar battaglia alla Società Civile al prossimo incontro della Convenzione sulla Diversità Biologica

Il 17 novembre si aprirà a Sharm El Sheikh, in Egitto, la quattordicesima edizione della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della gestione e della conservazione della biodiversità vegetale, animale, forestale e marina.

Saranno 12 giorni di intensa negoziazione (l’incontro terminerà il 29 novembre) tra Governi durante i quali parteciperanno anche il settore privato, pubblico, la società civile e le università, ognuno con lo scopo di far valere i propri interessi.

Centro Internazionale Crocevia si trova già a Sharm El Sheikh da due giorni per preparare la negoziazione insieme ai movimenti contadini internazionali che fanno parte del gruppo di lavoro sulla biodiversità agricola del Comitato Internazionale di Pianificazione (CIP) per la Sovranità Alimentare (foodsovereignty.org), all’interno del quale Crocevia agisce come ONG che facilita il funzionamento del gruppo di lavoro.

Le strategie per fare pressione sui Governi presenti alla negoziazione sono già iniziate, infatti l’industria e le organizzazioni che difendono gli interessi del settore privato sono più agguerrite che mai in considerazione dei temi scottanti presenti in questa edizione della CDB. Il tema principale, che può cambiare la visione che la scienza e la politica hanno delle risorse genetiche, è il Sequenziamento delle informazioni digitali, denominato DSI (che viene dal termine inglese “Digital Sequence Information”). In poche parole, il DSI è la trasformazione delle caratteristiche genetiche delle piante in dati informatici, che con le nuove tecniche di breeding ne permettono la riproduzione in laboratorio.

Al momento le informazioni sulle risorse genetiche non sono protette da patenti e dai trattati internazionali: c’è quindi il rischio che centri per la ricerca pubblica (per esempio CGIAR) e le relative banche del gene per la conservazione e l’accesso alle risorse genetiche possano creare dei database open source con le DSI delle risorse conservate, e che questo permetta all’industria di accedere a queste risorse e brevettarle (per approfondire leggere anche New Breeding Techniques: which risks? And which regulation should be applied to them?)

L’equiparazione delle risorse genetiche materiali alle informazioni in esse contenute diventa fondamentale nella CDB: infatti il Protocollo di Nagoya pone regole ben precise per l’accesso alle risorse genetiche e alla distribuzione dei benefici che quell’utilizzo ne consegue. Quindi, ritenendo le informazioni delle risorse genetiche diverse da quelle materiali, il Protocollo verrebbe oltrepassato e le industrie avrebbero la piena libertà di utilizzarle.

Infatti alcuni gruppi di interesse che includono industria sementiera, istituti privati e pubblici di ricerca e università che lavorano sulle modifiche genetiche per il “miglioramento” della produzione e la resilienza al cambiamento climatico hanno scritto una lettera indirizzata ai Governi presenti alla CDB chiedendo che le informazioni genetiche non siano considerate al pari delle risorse genetiche materiali (a questo link la lettera inviata ai Governi della COP)

Centro Internazionale Crocevia e il Comitato Internazionale di Pianificazione (CIP) per la Sovranità Alimentare (foodsovereignty.org) sono assolutamente contro questa posizione delle industrie sementiere, così come altre ONG e think thank come ETC Group, Third World Network e African Centre for Biodiversity.

Per questo motivo ieri, 15 novembre, in preparazione alla CDB è stato organizzato un workshop per parlare di questo tema in particolare, considerate le ripercussioni a cascata che avrà negli altri spazi di decisione politica come il Trattato Internazionale sulle Risorse Genetiche e la Commissione sulle Risorse Genetiche della FAO.

Le industrie nella loro lettera rivendicano il fatto che l’accesso facilitato alle informazioni genetiche possa portare ad una maggior biodiversità vegetale e animale e allo stesso tempo possa far avanzare la ricerca scientifica nel campo della genetica.

In realtà, l’accessibilità di queste informazioni porterà solamente alla possibilità di brevettare la biodiversità esistente e ad una limitazione dei diritti dei contadini nella semina, nella risemina e nello scambio o vendita delle proprie sementi. La trasformazione delle risorse genetiche in informazioni per i data base non aumenterà la biodiversità ma anzi, la bloccherà limitandone la gestione dinamica che è la base dell’agricoltura contadina e dell’agroecologia, basate entrambe su pratiche ancestrali.

Per questi motivi, Centro Internazionale Crocevia e il Comitato Internazionale di Pianificazione (CIP) per la Sovranità Alimentare spingeranno per avere la piena applicazione del Protocollo di Nagoya anche sulle informazioni delle risorse genetiche, nonché l’applicazione del Consentimento Libero Previo e Informato da parte di chi utilizza le risorse genetiche o quando un’industria o uno stato vuole utilizzarle.

In conclusione, questo incontro si preannuncia molto interessante. Il DSI è solo uno delle tematiche calde di questa edizione: le nuove tecniche di miglioramento genetico (come i “gene drive”) sono in discussione così’ come la strategia per la biodiversità per il prossimo decennio, dopo che gli obbiettivi di Aichi sono falliti miseramente.

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