Sul registro pubblico che il Ministero dell’Ambiente deve aggiornare con le notifiche di test di OGM in pieno campo, a maggio sono spuntate sei nuove richieste. Una viene dalla Fondazione Edmund Mach, le altre dal CREA. Riguardano nuovi OGM di vite, pomodoro e melanzana. La peculiarità è che tra le informazioni pubblicate mancano le coordinate geografiche dei siti sperimentali. La notifica della Fondazione Mach sulla vite è l’unica per la quale esiste un documento scaricabile ad oggi. Quelle del CREA sono ridotte a un paragrafo di testo. La Fondazione dichiara come sito di emissione… l’intera regione Trentino-Alto Adige. Un po’ vago per intervenire in caso di impatti ambientali o altri problemi che gli OGM possono causare.
L’abolizione della trasparenza sui siti sperimentali è stata richiesta da alcuni ricercatori che pubblicamente hanno chiesto al governo di secretare i campi OGM per evitare che si trasformassero in obiettivi di contestazione. La maggioranza ha prontamente ottemperato, con un emendamento del presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Luca De Carlo, alla Legge di bilancio 2026 (Legge 199/2025, comma 799).
Perché secondo noi è illegale secretare i campi prova
Non solo quindi i nuovi OGM oggi vengono autorizzati in via sperimentale senza più consultare il pubblico, ma anche nascondendogli i luoghi dove questo avviene. Noi siamo convinti che entrambe queste operazioni siano illegali. L’unico problema è che servono soldi e mesi di tempo per dimostrarlo. Il governo gioca sui tempi e i costi della giustizia, nella speranza che a livello europeo cambi nel frattempo il quadro normativo. Una deregolamentazione dei nuovi OGM, infatti, potrebbe rendere legale ciò che oggi non è.
La questione della trasparenza è particolarmente sottile. Il governo ha reso confidenziali le informazioni sui siti di emissione per ragioni di ordine pubblico, che tuttavia non sono mai sufficienti a legittimare una tale operazione. Lo dice una sentenza della Corte di Giustizia dell’UE del 2009 nel caso C-552/07. La Corte chiarisce che il sito dell’emissione è determinato da “qualsiasi informazione, relativa all’ubicazione dell’emissione, fornita dal notificante alle autorità competenti”. Ciò significa che tutte le informazioni in possesso dell’autorità devono essere anche disponibili al pubblico. Quindi, a meno che il notificante non abbia mai fornito queste informazioni al governo – che sarebbe di per sé uno scandalo e dovrebbe causare il rigetto della notifica da parte di ISPRA e Ministero – la localizzazione dettagliata è nota e deve essere pubblicata. La ragione è che il sito sperimentale deve essere chiaro a livello di coordinate geografiche o particella catastale, per consentire di intervenire in caso di rischio ambientale o sanitario legato all’emissione in ambiente dell’organismo geneticamente modificato.
Come risolvere il problema della trasparenza sui nuovi OGM?
Ci aspettiamo adesso che la questione venga risolta e sollecitiamo amministratori regionali, comunali, deputati e senatori a fare il loro dovere.
Il governo ha due strade:
- approvare illegalmente le nuove notifiche per test in pieno campo di nuovi OGM senza consultazione con il pubblico, come ha fatto finora, pubblicando però la loro localizzazione geografica dettagliata;
- dichiarare nulle le sperimentazioni di nuovi OGM finora condotte perché illegalmente approvate senza previa consultazione pubblica; aprire la consultazione per quelle attualmente notificate e per esse – se approvate – pubblicare la localizzazione geografica dettagliata
Invece di inseguire le sirene di scienziati piazzisti, convinti di sfamare il pianeta dai loro laboratori o semplicemente proni all’agenda delle imprese multinazionali agrochimiche, meglio sarebbe evitare gesti rischiosi come quello di togliere al pubblico il diritto all’informazione.



