Il Contadino Invisibile. Consumi alimentari e salario contadino

Roma, luglio 2016

 

“… Venti anni fa quando ho comprato il MF da 60 cavalli gli ho dato indietro un 48 FIAT vecchio e 4 vacche. Oggi se lo voglio cambiare devo dare indietro il mio MF e 15 vacche….” Mi racconta un contadino in montagna. A lui rispondo, facendo esempi simili: parlando del prezzo del grano di quest’anno o di quello degli agnelli, o ancora, di quello del latte da stalla confrontato con quello che i consumatori pagano alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Il divario tra il prezzo che viene pagato al campo e quello che spendono i consumatori per alimentarsi aumenta sempre di più.

Anzi, direi che i consumatori non spendono. Infatti i consumi alimentari calano – come ci dice l’ISTAT nel suo comunicato del 22 luglio. I dati si riferiscono a maggio 2016 e rispetto ad un anno prima,  le vendite di prodotti alimentari nel commercio al dettaglio calano dell’ 1,8% in valore e del 2% in volume. Se guardiamo i dati annuali e li confrontiamo con quelli dei consumi alimentari del 2010, vediamo che questi sono andati sempre sotto il livello dei consumi dell’anno di riferimento, escluso il terzo trimestre del 2015, in cui i consumi alimentari hanno mantenuto gli stessi livelli del 2010. E se proprio si volesse essere ottimisti e si guardassero i dati mensili, tanto per intravedere un qualche segno positivo, ci accorgeremmo che il massimo segno positivo si è avuto – tra il 2014 ed il 2016 – nel mese di luglio del 2015 con un +3,2 %  sul mese di giugno dello stesso anno, contro – però – un meno 6,9% che si era manifestato a marzo 2014 sul mese precedente. Guardando con più precisione (dati destagionalizzati) emerge che il volume delle vendite al dettaglio dei prodotti alimentari nel 2014 e nel 2015 sono stati di circa dieci punti sotto quelli del 2010! E non c’è che dire anche dei primi 5 mesi del 2016 dove si registrano ancora 10 punti sotto il 2010.

Come è possibile che in un paese “..in cui bisogna avere ottimismo, la ripresina c’è..” si continui a mangiare di meno in quantità e si comprino alimenti con un valore inferiore a quello che si spendeva nel 2010? E per favore non ditemi che gli italiani preferiscono comprare un telefonino o un SUV invece che un buon prodotto alimentare fresco!

A me sembra che una parte delle risposte si trovi sempre nei dati ISTAT, i quali non saranno verità assolute ma danno l’idea ed aiutano a capire. Nel comunicato sull’indagine sulla povertà in Italia basato sui consumi delle famiglie – pubblicato il 14 luglio di quest’anno – c’è scritto che 4,5 milioni di italiani sono poveri assoluti e che questo numero è il più alto dal 2005. In particolare “… si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (dal 5,2% nel 2014 al 6,1% nel 2015) in particolare se operaio (dal 9,7% a 11,7%) …”. Cioè, nel 2015, l’ 11,7% delle famiglie povere sono famiglie operaie – importante ricordare che in questa statistica ricadono anche i dipendenti del settore agricolo.

Quindi la continua erosione della spesa per consumi alimentari trova la sua origine nella povertà che cresce.  L’industria agroalimentare e la GDO reagiscono a modo loro e tagliano i prezzi delle materie prime agricole. Niente di nuovo, solo che come conseguenza il compenso del lavoro dei contadini viene ridotto, mentre resta invariato il moltiplicatore dei prezzi al consumo. I salari dei lavoratori dipendenti, vittime delle diverse forme della massima flessibilità, non hanno destino migliore. Altro che Made in Italy e eccellenze alimentari! Altro che nicchia di mercato  per i prodotti di qualità “contadina”! Per avere un compenso al lavoro contadino che ci consenta una vita degna occorre combattere la povertà con politiche pubbliche efficaci, “..che tolgano ai ricchi per dare ai poveri..”.