Oltre 80 organizzazioni chiedono di sospendere ogni tentativo di deregolamentazione dei nuovi OGM

Nonostante una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2018 e un nuovo pronunciamento pendente sul tema, la Commissione UE, come alcuni paesi membri (tra cui l’Italia),  sta cercando di riscrivere le regole sugli OGM violando il principio di precauzione e quello di separazione dei poteri

Insieme a più di 80 organizzazioni nazionali, europee e internazionali, Crocevia ha chiesto alla Commissione europea in una lettera aperta di sospendere la sua iniziativa di riforma della legislazione UE sugli OGM fino a quando la Corte di giustizia dell’Unione europea non pubblicherà i suoi chiarimenti sullo status giuridico delle nuove tecniche per l’editing del genoma, come richiesto dal Consiglio di Stato francese nel novembre 2021.

Questi chiarimenti infatti, non solo rappresentano uno sviluppo chiave nell’attuale dibattito intorno all’iniziativa della Commissione europea sulle nuove tecniche di modificazione genetica, ma riguardano anche l’applicazione dei principi fondamentali del diritto dell’UE, come il principio di precauzione e il principio della separazione dei poteri. I firmatari della lettera aperta hanno avvertito da tempo la Commissione europea che, se prevarica la Corte di Giustizia, rischia di elaborare una proposta che non è coerente con il diritto dell’Unione.

“L’iniziativa di riforma della legislazione costituisce una chiara spinta alla deregolamentazione dei nuovi OGM nell’UE – dichiara Stefano Mori, coordinatore di Crocevia – Questo è assolutamente incompatibile con la prima sentenza della Corte di Giustizia UE del 2018, che stabilisce come i prodotti delle nuove tecniche genomiche debbano ricadere nella definizione giuridica di OGM ed essere regolamentati come tali. Alla luce di quella sentenza esecutiva, così come del fatto che un nuovo pronunciamento è stato sollecitato dal Consiglio di Stato francese, è inaccettabile che si proceda a una revisione della normativa vigente”.

L’iniziativa europea è il prodotto di anni di disinformazione, interpretazioni errate e pressioni di lobby con cui l’industria sementiera e biotecnologica cerca di indurre le istituzioni europee a deregolamentare gli OGM, mentre le organizzazioni contadine e ambientaliste si battono per il diritto di tutti i cittadini e i contadini europei a sapere cosa mangiano e cosa seminano. Recentemente, vari Stati membri dell’UE, e più specificamente i loro Ministri dell’ambiente, hanno espresso preoccupazioni su questa riforma della legge sementiera, riaffermando che l’attuale legislazione sugli OGM è perfettamente adatta allo scopo.

“L’Italia purtroppo non è tra questi – prosegue Stefano Mori – Anzi, il Ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, ha caldeggiato una riforma che permetta la coltivazione dei nuovi OGM e il commercio senza etichettatura né valutazione del rischio. Una richiesta presa alla lettera da 5 parlamentari del Movimento5Stelle, con la loro proposta di legge presentata alla Camera per la liberalizzazione della sperimentazione in campo di questi organismi”.

Una proposta contestata lo scorso dicembre da 25 associazioni italiane che rappresentano il mondo contadino, ambientalista e dell’agricoltura biologica. L’eventuale introduzione dei nuovi OGM nel settore agroalimentare italiano, infatti, metterebbe profondamente a rischio la qualità e la resilienza dell’intero comparto, compromettendo il diritto di informazione e scelta dei consumatori e distruggerebbe i vantaggi ottenuti da 20 anni di agricoltura libera da OGM.

Perché il genome editing impoverisce consumatori, contadini e ambiente

L’editing del genoma non si può considerare sicuro o sostenibile, perché può generare molteplici cambiamenti del DNA con un unico intervento, con conseguenti effetti collaterali quali mutazioni fuori bersaglio, delezioni, riarrangiamenti e inserzioni non desiderate di DNA. Su Nature è apparso il 2 febbraio scorso uno studio che evidenzia questa evidente imprecisione delle nuove biotecnologie. Eppure ad oggi gli effetti fuori bersaglio non vengono studiati né cercati con rigore scientifico per la fretta di brevettare i prodotti o i processi di creazione di questi nuovi OGM.

Un ulteriore effetto collaterale della relazione sempre più intensa tra agricoltura e biotecnologie riguarda la proprietà intellettuale. In soli 10 anni, infatti, sono state censite nel mondo circa 11 mila famiglie di brevetti (che crescono di 200 ogni mese) solo per la tecnologia CRISPR, di gran lunga la più utilizzata per modificare il genoma delle forme viventi. I brevetti, sia in mano pubblica che privata, sono uno strumento fondamentale per costruire un controllo delle risorse genetiche da parte di pochissime aziende, anche se al momento  gli unici prodotti sul mercato sono un pomodoro giapponese, un olio di soia americano e una colza canadese. La prima ondata biotech negli anni ’90 ha dimostrato infatti che questo mercato impiega molto poco a concentrarsi quando diventa remunerativo. Possiamo dunque aspettarci che la nuova infornata di brevetti e privative vegetali finirà in gran parte sotto il controllo dei grandi conglomerati aziendali oggi rappresentati dalle cosiddette Big 4: Bayer-Monsanto, Corteva (nata dalla fusione tra Dow e DuPont), ChemChina (che ha acquisito Syngenta) e Basf. E dato il gran numero di brevetti o privative che si potranno ottenere modificando più tratti genetici di una stessa varietà, sarà sempre più costoso e vincolante per i contadini acquistare le sementi da cui ottenere il raccolto.

Background

Ad aprile 2021, lo staff della Commissione europea ha concluso lo studio sullo status giuridico delle nuove tecniche genomiche affermando che l’attuale legislazione UE sugli OGM (direttiva 2001/18 in particolare) non è “adatta allo scopo per alcune nuove tecniche genomiche e i loro prodotti, e che deve essere adattata al progresso scientifico e tecnologico“.

A seguito dello studio, la Commissione europea ha avviato un’azione politica per sviluppare un quadro normativo “proporzionato” per i nuovi OGM. Intende concludere l’iniziativa di riforma nel secondo trimestre del 2023, con una proposta di modifica dell’attuale quadro giuridico o di mantenimento dello stesso.

Nel settembre 2021, la Commissione ha pubblicato una valutazione d’impatto iniziale che evidenzia “incertezze giuridiche” nell’attuale legislazione dell’UE, derivanti dalla mancanza di una chiara definizione dei termini “mutagenesi“, “utilizzate convenzionalmente in una serie di applicazioni” e “lunga tradizione di sicurezza“.

Nel novembre 2021, il Consiglio di Stato francese ha sottoposto due nuove domande sugli OGM alla Corte di Giustizia UE, al fine di chiarire due punti chiave riguardanti queste “incertezze giuridiche”. Le domande non riguardano solo la sola applicazione della direttiva 2001/18, ma anche principi fondamentali del diritto dell’Unione, come il principio di precauzione, su cui si basa il diritto alimentare e ambientale dell’UE.

Il 15 dicembre dicembre 2021 i deputati del Movimento 5 Stelle Filippo Gallinella, Chiara Gagnarli, Filippo Cadeddu, Luciano Cillis e Giuseppe L’Abbate hanno presentato una proposta di legge per accelerare la sperimentazione in campo aperto di varietà ottenute con tecniche di editing del genoma.

Nel secondo trimestre del 2023, l’iniziativa di riforma dovrebbe essere conclusa.